Riciclato (ma col fiocco nuovo)
Sappiamo tutti, credo, che in questo Paese la privacy è diventata un'ossessione per colpire gli onesti lavoratori del marketing.
Eppure, un cittadino che si sposta sul territorio non è al riparo da sguardi indiscreti. Per dire, uno va in un'altra città a trovare unapersona quasi sconosciuta, lo fa perchè lo sente e tant'è. Ecco, non so voi, ma il titolare qui, sant'Iddio, coltiverebbe l'ambizione di compiere determinate azioni vedendosi garantito il riserbo. E invece, qualcuno sente il bisogno di raccontarlo in rete. Manipolando i fatti, ça va sans dire. Non mi piacciono i giocolieri di parole, o forse non li capisco. Nemmeno se si tratta di persone corte. Bah, ci dev'essere qualcosa che mi sfugge, in tutto questo. Una specie di bolla che non riesco a trattenere, e che fa: Blog.Giro di Squonk (in F)
Un dì di febbraio in quel di Torino
città dove
Squonk seminò il portafoglio
avvenne un incontro al quale m'inchino,
ché certo mancar di rispetto non voglio.
Non voglio scherzare né prendermi beffe
dell'uomo dal cuore rimasto in Sardegna:
un pellegrinaggio dal magico
Effelo consideriamo una pratica degna.
I due salutandosi senza parole
a un cenno d'intesa e senza più indugio
in quella città trascurata dal sole
trovarono presto in un bar il rifugio.
Per sciogliere i nervi fu presa la stecca
per scioglier la lingua giù litri di birra
e mentre la gola non resta mai secca
nel cervello brucian l'incenso e la mirra.
E fu una partita guidata dal bere
in cui ogni rutto sembrava un petardo
ma poi giunse il colpo che li fe' tacere
lo strappo che sfregia per sempre il biliardo.
S'adira il barista, un tal Salomone,
"Dannati ubriaconi, vi porto alla neuro!"
ma poi prova a far prevaler la ragione:
"Orsù, risarcitemi seicento euro."
A quelle parole il volto di Effe
si fa cadaverico, bianco lenzuolo
il suo bel compare ne ha viste a bizzeffe
ma sviene a sua volta. E s'accasciano al suolo.
Riaprono gli occhi in un'altra stanza
ancelle li attorniano a passi di danza
una meridiana già segna le tre
si accorgon di stare al cospetto d'un re.
"Avete peccato, v'impongo la pena:
voi oggi al crepuscolo, prima di cena,
sarete divisi in questa città."
E aggiunse: "Li voglio tagliati a metà."
Seguirono pianti di disperazione
stridore di denti e lacrime triste
rimpianser gli eccessi della libagione
che li condannavano a cose mai viste.
Mai viste davvero, perché dopo un po'
benché in ogni osso sentissero male
capirono d'essere vivi però sdraiati per terra dinanzi al locale.
Dall'onta di essere buttati fuori
si alzan malconci, ma dopo un bel grog,
ancora un po' in preda ai freddi sudori,
si scordano l'incubo e tornano al blog.
[Zu]